ncora una sparatoria a Roma. Ancora sangue. Questa volta, però, ad avere la peggio sono stati i “cattivi”. Tre ladri, infatti, che all’alba di ieri hanno provato a rapinare una coppia di fratelli gioiellieri alla perifieria sud-ovest della capitale, si sono visti rispondere al fuoco. Uno di loro è morto, altri due sono finiti all’ospedale. L’episodio è avvenuto intorno alle cinque del mattino di ieri a Spinaceto. I tre rapinatori hanno atteso, a bordo di un furgone, i gioillieri, di 31 e 36 anni, appena fuori il garage della loro abitazione. Usciti, li hanno subito speronati. Obiettivo: un campionario di preziosi del valore di 75mila euro che era destinato ad essere esposto ad una fiera a Monaco di Baviera, dove i due gioellieri sarebbero giunti con un volo dall’aeroporto di Fiumicino. I malviventi hanno quindi subito minacciato i due con delle pistole. Non pensavano che uno dei fratelli avesse notato il “sospetto” furgone Citroen, poi risultato rubato. l gioielliere alla guida è rimasto bloccato nell’auto, mentre il fratello è subito uscito impugnando un revolver. Quindi un rapido conflitto a fuoco: uno dei malviventi, il 61enne Angelo Angelotti già esponente di spicco della nota Banda della Magliana, è morto. Un altro rapinatore, Luigi Valente, di 44 anni, è rimasto gravemente ferito al collo, mentre un terzo è riuscito inizialmente a scappare. Inseguito e braccato per ore da pattuglie della squadra mobile e della polizia, coadiuvate da un elicottero, Stefano Pompili, pregiudicato di 50 anni, è stato poi rintracciato all’ospedale Cto dove è arrivato con un proiettile nel torace. Ai medici aveva detto di essere rimasto coinvolto in una lite sotto casa, ma il colpo coincideva con quello della rapina. L’uomo è stato subito sottoposto ad intervento chirurgico. I controlli erano stati effettuati in tutti gli ospedali della provincia. Originario di Bellegra, nel 1999 era stato arrestato dalla polizia a Roma con l’accusa di aver ucciso un orefice durante una rapina a Firenze nel 1992 assieme ad alcuni complici. Uno dei gioiellieri è stato invece ferito ad una mano. Sia Pompili che Valente sono due rapinatori “storici” delle zone della capitale dell’Alberone e di San Giovanni. I due, ricoverati e piantonati al Cto della Garbatella, sono entrambi in stato di arresto con l’accusa di concorso in tentato omicidio, tentata rapina, porto abusivo d’armi e ricettazione. Il pm di turno, Stefano Rocco Fava, ha già provveduto ad inoltrare al gip la richiesta di convalida dell’arresto di Luigi Valente, avendo ricevuto già un’informativa sulla posizione dell’uomo. Per quanto riguarda l’altro, provvederà lunedì. Gli agenti della squadra mobile intanto hanno già hanno ascoltato la testimonianza dei due gioiellieri che gestiscono anche un negozio compro oro nella zona di Torpignattara e che detenevano le armi con regolare licenza. L’ipotesi di configurare nei loro confronti un eccesso colposo di legittima difesa sarà valutato dal magistrato all’esito degli accertamenti scientifici sulla dinamica della vicenda. Il nome del rapinatore morto, Angelo Angelotti, riporta alla memoria della cronaca di Roma gli episodi di violenza compiuti dalla banda della Magliana per circa ventanni. L’uomo fu anche arrestato negli anni ’90 per il furto al caveau del Palazzo di Giustizia. Angelotti era talmente introdotto nella banda, in cui si occupava del traffico di droga, da essere stato addirittura incaricato, il 2 febbraio del 1990, di attirare il capo della banda, Enrico De Pedis detto Renatino, nell’agguato mortale di via del Pellegrino, dietro a Campo de’ Fiori. Secondo la ricostruzione degli inquirenti fu lui a far cadere il boss nella trappola con la scusa di regolare certi affari. I due si incontrano, discutono, poi alle 13 Renatino inforca il suo motorino Honda e a tutto gas schizza contromano lungo la vietta ma si trova di fronte una grossa moto. De Pedis intuisce il pericolo, inverte la marcia: i due killer centauri però lo raggiungono e lo abbattono con una pistolettata. La moto sparisce in pochi secondi, così come gli altri sei uomini del commando che avevano bloccato le eventuali vie di fuga. De Pedis resta a terra morto. Dopo alcune settimane troverà sepoltura nella basilica di Sant’Apollinare. Un particolare, questo, che ancora oggi fa discutere. Nelle prossime settimane il feretro dovrebbe essere spostato altrove sulla base di un accordo tra la Santa Sede e la procura di Roma che in tale circostanza ha ipotizzato un legame tra la banda e la scomparsa della cittadina vaticana Emanuela Orlandi.

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