(ANSA) Lou Reed compie 70 anni (il 2 marzo) e la sua ultima esperienza è Lulu, l’album registrato con i Metallica. Da tempo ha smesso i panni del rocker maledetto ed è diventato una sorta di neghittoso vate della cultura contemporanea che si muove tra musica, letteratura, fotografia, multimedialità. Ed è uno dei più difficili personaggi che la stampa possa incontrare. Lou Reed non è mai stato un artista di massa, ma ha lasciato un segno profondissimo nell’evoluzione del linguaggio del rock, anche sul piano dei contenuti e dei riferimenti culturali.
I Velvet Underground, la band formata con John Cale, Sterling Morrison e Maureen Tucker a metà degli anni ’60, ai tempi in cui frequentava la Factory di Andy Warhol, sul piano commerciale sono stati un disastro, ma dal punto di vista storico hanno avuto un ruolo fondamentale, fondando un suono e un tipo di approccio che continuano a essere imitatissimi. Per non dire di titoli come Femme Fatale, Heroin, I’m Waiting for the man che rimangono i titoli decisivi della storia del rock trasgressivo.
La carriera solista è piena di alti e bassi che corrono paralleli a quelli esistenziali: Lou Reed ha lottato a lungo con la dipendenza dalle droghe e si è trovato in più occasioni a scontrarsi con l’industria: il caso più clamoroso è Metal Machine Music, un disco contenente feedback di chitarre e rumori vari che fu considerato una provocazione dalla casa discografica e addirittura non viene considerato in alcune sue discografie.
C’é comunque un’aura di leggenda attorno a questo grande ammiratore di Hubert Selby jr., William Burroughs, Edgar Allan Poe (cui ha dedicato una lettura in musica del Corvo) ed esperto di gialli. Basta pensare a Transformer (il grande successo di Walk on the Wild Side, Perfect Day e Vicious) e Berlin, prodotti da David Bowie (suo grande ammiratore) e a Rock’n’Roll Animal, uno dei live più celebri della storia del rock, con la leggendaria coppia di chitarristi formata da Steve Hunter e Dick Wagner (a Roma quel concerto fu annullato per gli scontri attorno al Palazzo dello sport) che sono i pilastri fondamentali del suo mito.
Da una ventina d’anni è legato a Laurie Anderson con la quale forma una coppia simbolo dell’intellighenzia culturale newyorchese e conduce un’esistenza privilegiata, contando sulla stima dei colleghi e sulla possibilità di dedicarsi a cose diverse dalla musica