Il “Buongiorno” di Massimilano Gramellini su “La Stampa”

È morto l’inventore del flipper e sono andato in tilt. Più che l’inventore era il perfezionatore che costruì le due palette (flippers) azionabili dai pulsanti ai lati del trabiccolo, trasformando un gioco di pura fortuna in qualcosa dove potevamo illuderci c’entrasse l’abilità. Si chiamava Steve Kordek e aveva 100 anni: il flipper allunga la vita. Mi guarderò bene dall’imbastire l’elogio nostalgico dei giochi da bar. La modernità è una meraviglia e non c’è nulla di più emozionante che trascorrere le ore nella solitudine del proprio salotto spingendo i tasti di un computerino per condividere vittorie e sconfitte virtuali con una macchina o addirittura con qualche amico appartenente alla razza umana raggiungibile tramite twitter, facebook o sms. Però lasciatemi dire a mezza voce che non era poi male nemmeno il flipper.
Intorno a quell’aggeggio colorato e chiassoso, un frammento di Las Vegas capitato quaggiù, imparavi un mucchio di cose sul mondo e su di te. Conoscevi l’imperscrutabilità del dolore quando la pallina si infilava con perfida precisione in mezzo alle palette, vanamente sbatacchiate come le nacchere di uno strabico. Assaporavi il piacere della rivalsa quando lo smargiasso della compagnia scuoteva il flipper neanche fossero i fianchi di una preda erotica, ma veniva atterrato dall’immancabile castigo divino: il tilt. E scoprivi il piacere impagabile del lavoro ben fatto quando colpivi il cuore della pallina e la vedevi improvvisare una danza dionisiaca fra i buchi del percorso, raddoppiando il punteggio a ogni rimbalzo. Felicità minime, ma piene. Quanto vorrei essere capace di assaporarle ancora.