Sono passati ben venti anni eppure nonostante quel terremoto che prese il nome di “mani pulite” nulla sembra cambiato. Quella tangentopoli scoperta che fece saltare molte poltrone e che fece parlare di nuovo inizio, di seconda Repubblica, è ancora qui. Alcuni volti sono ancora gli stessi, alcuni sono cambiati, ce ne sono di nuovi. Come era facile prevedere il ventennale è stato celebrato tra le polemiche. Il vaso di Pandora fu infatti aperto il 17 febbraio del 1992, quando i carabinieri arrestarono con una mazzetta di sette milioni infilata nella tasca della giacca Mario Chiesa. Dalle rivelazioni raccolte interrogando Chiesa, direttore del Pio Albergo Trivulzio ed esponente del Psi milanese, l’allora semisconosciuto pm Antonio Di Pietro costruì la più vasta inchiesta sulla corruzione del mondo politico che la storia d’Italia abbia conosciuta. Indagini che hanno dato vita a processi per 2.575 persone e 1300 condanne. A distanza di vent’anni, l’oggi leader dell’Italia dei Valori si è commosso davanti alla platea stracolma del teatro Elfo a Milano. Mentre Stefania Craxi, la figlia dell’ex premier morto ad Hammamet, ha contestato la scelta del sindaco Giuliano Pisapia di prendere parte all’evento: “Monti ha detto: smettiamo di fare molti convegni. Il primo che non doveva essere fatto è quello di corso Buenos Aires”. A distanza di vent’anni alcune ferite restano ancora aperte. Il tema della corruzione è ancora aperto. E’ giusto di ieri il monito della Corte dei Conti che ha nuovamente lanciato l’allarme: “Illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce”, ha detto ieri il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della magistratura contabile. La corruzione in Italia vale circa 60 miliardi di euro l’anno ma nel 2011 sono state inflitte condanne solo per 75 milioni di euro, ha poi sottolineato il procuratore generale aggiunto della Corte dei Conti. Dopo l’arresto di Chiesa, Bettino Craxi, leader del Psi, con l’obiettivo di ritornare alla presidenza del Consiglio negò l’esistenza della corruzione a livello nazionale. Ma ormai la bomba era scoppiata: Mario Chiesa spiegò che la tangente era diventata una sorta di tassa, richiesta nella stragrande maggioranza degli appalti. A beneficiare del sistema erano stati politici e partiti di ogni colore, specialmente quelli al governo come appunto la DC e il PSI. Chiesa fece anche i nomi delle persone coinvolte. Tra questi lo stesso Craxi che alla fine scelse la fuga, la latitanza (definita esilio volontario dai suoi sostenitori) ad Hammamet in Tunisia, dove risiedette dal 1994 fino alla sua morte, avvenuta il 19 gennaio 2000. E il ventennale di mani pulite per Antonio Di Pietro è stata l’occasione di fare un bilancio dell’inchiesta che lo ha reso famoso: “Dopo vent’anni – ha detto – la situazione peggiora. Venti anni fa avevamo un Paese malato grave di un tumore grave, la corruzione. Oggi siamo alla metastasi”, con reati più difficili da perseguire a causa delle norme che sono state introdotte e difficoltà anche a diagnosticare tanto che “si dice che il tumore è un foruncolone”. Ma il tumore purtroppo ancora c’è.