Via libera della Camera alla norma che introduce la responsabilità civile dei magistrati. L’Aula di Montecitorio ha approvato un emendamento in questo senso del leghista Gianluca Pini alla legge comunitaria. I voti a favore sono stati 264, 211 i contrari. Un deputato si è astenuto. Il voto è stato segreto.
Il governo così è battuto sull’emendamento del leghista Gianluca Pini. Il testo dovrà ora passare all’esame del Senato.
Anche il ministro della Giustizia Paola Severino è stato contrariato: “Il Parlamento ha votato ed è sovrano, ma confidiamo che in seconda lettura si possa discutere qualche miglioramento perchè interventi spot su questa materia possono rendere poco armonioso il quadro complessivo”. “Ci sarà una seconda fase”, aggiunge. L’auspicio è che “ci siano gli spazi per un’ulteriore riflessione sul tema, per riaprire il dialogo e verificare se vi siano soluzioni diverse. Se l’emendamento si fosse limitato ad avere come unico oggetto il contenuto della sentenza comunitaria, la posizione del governo penso sarebbe stata quella di presentare un proprio emendamento avente quell’oggetto”. Ma il testo andava “oltre i contenuti della sentenza comunitaria ed era doveroso far presente che vi fosse della materia estranea”. Era un dovere “ineludibile” del governo che oggi ha dato, conformemente al relatore, parere contrario alla proposta della Lega.
Luca Palamara e Giuseppe Cascini, presidente e segretario dell’Associazione nazionale magistrati, parlano di “una forma intimidatoria e di vendetta verso il libero esercizio della funzione di giudice”, nonché di “un ennesimo tentativo di risentimento e di ritorsione” nei confronti della magistratura. “E’ una norma incostituzionale – rileva Cascini – in contrasto con i principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia europea”, una “mostruosità giuridica”che il Senato dovrà cancellare.
Il testo rivede la legge del ’98 prevedendo che “chi ha subito un danno può agire contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale. Costituisce dolo il carattere intenzionale della violazione del diritto”. Il testo stabilisce che “ai fini della determinazione dei casi in cui sussiste una violazione manifesta del diritto, deve essere valutato se il giudice abbia tenuto conto di tutti gli elementi che caratterizzano la controversia sottoposta al suo sindacato con particolare riferimento al grado di chiarezza e di precisione della norma violata, al carattere intenzionale della violazione, alla scusabilità o inescusabilità dell’errore di diritto”. Il costo è previsto di 2,45 milioni per il 2011 e 4,9 milioni a regime a decorrere da quest’anno.