Il “Buongiorno” di Massimo Gramellini su “La Stampa”

Ma quanti voti avrà preso quel Lassini che riempì Milano di manifesti in cui paragonava i magistrati che indagano sul premier alle Brigate Rosse? 872. Ottocentosettantadue. Nonostante il sostegno della Santanchè e nonostante i titoloni con la bava alla bocca del giornale amico della Santanchè. Se ne deduce che fra gli elettori milanesi del centrodestra, decine di migliaia, gli ultrà dell’antigiustizialismo siano appena una manciata: molto meno numerosi di quanti se ne incontrino in certi studi televisivi. Allo stesso modo, gli elettori torinesi di centrosinistra hanno rimediato con un sussulto di buonsenso alla scelta spregiudicata dei loro politici, che avevano messo in lista un reperto archeologico del craxismo come Giusi La Ganga. Nella classifica delle preferenze, La Ganga si è classificato ventitreesimo: praticamente in serie B. Tutto questo per dire che l’italiano comune non è poi così isterico, ottuso e manovrabile come lo si rappresenta. A furia di diseducarlo all’esercizio della cittadinanza con l’esaltazione quotidiana dei cattivi esempi che provengono dall’alto, ci eravamo convinti che fosse un suddito smanioso soltanto di emulare i suoi padroni. Non è così. Non sempre, almeno. Nel silenzio e nella solitudine dell’urna (forse l’unico luogo dove ancora regnino il silenzio e la solitudine), l’italiano di destra o di sinistra dismette la maschera caricaturale dell’estremista e recupera la sua eterna identità di moderato, disposto più a gettare ponti che ad abbatterli. O a riesumare quelli abbattuti.