Il “Buongiorno” di Massimo Gramellini su “La Stampa”

Sarei pronto a scommettere che, fra le migliaia di romani che hanno dormito al Circo Massimo o abbandonato la città per paura di un mega-terremoto smentito da tutti gli esperti, molti penseranno che Bin Laden sia ancora vivo («pare l’abbiano fotografato mentre gioca a golf in Texas con il papà di Bush» mi ha garantito un lettore con fare cospiratorio) e che il novantanove per cento delle notizie diffuse dai mezzi di comunicazione siano balle spaziali confezionate ad arte dalla famosa agenzia Spectre. Si tratta di uno dei fenomeni più curiosi della nostra epoca: diffidare di tutto e poi abboccare alla prima esca appetitosa che passa. Per proteggerci da un eccesso di messaggi seduttivi viviamo immersi in una brodaglia di cinismo. La capacità di stupefazione è stata espulsa dal vocabolario, dove la parola «ingenuo» (dal latino «ingenuus», libero) ha assunto un significato negativo ed equiparabile a stupido. Il mondo pullula di dietrologi, di teorici della cospirazione e più banalmente di poveri cristi che non si fidano delle religioni, delle istituzioni e nemmeno dei congiunti, non sempre a torto. Eppure il bisogno di credere, insopprimibile in ogni essere umano, li spinge a spalancare il cuore a chi sappia bussare alla loro porta con l’aureola del cane sciolto o del perseguitato per vendere sogni e paure. Le uniche merci di cui nessuno di noi riuscirà mai a fare a meno.

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