Il “Buongiorno” di Massimo Gramellini su La Stampa.

Se fossi un nuclearista, sarei piuttosto seccato per la decisione del mio governo di azzerare il progetto delle centrali nucleari, che in campagna elettorale ci venne presentato come indispensabile. Mi ricorderei la commozione che attanagliò i cultori del genere (riconoscibili per la fronte verdognola e i tre nasi, uno dei quali sotto l’ascella) di fronte all’avvenire radioso ma non radioattivo dell’atomo, tratteggiato dal ministro Claudio Nucleo Scajola: «Quando dico che entro fine legislatura poseremo la prima pietra delle centrali nucleari, intendo dire che in questo arco di tempo sceglieremo i siti e individueremo gli incentivi: bollette scontate per chi subirà il disturbo psicologico (perché solo di questo si tratta) di ospitare una centrale». E vai, magico Claudio! Poi deve essere successo qualcosa, a sua insaputa. Il disturbo psicologico ha investito il Giappone, provocando una serie di effetti collaterali anche in Italia. Il più pernicioso: la crescita dell’interesse (quindi della potenziale affluenza) per i referendum del 12 giugno, quando oltre che sul nucleare e la privatizzazione dell’acqua saremo chiamati a pronunciarci sul legittimo impedimento del premier. Ecco, se fossi un nuclearista, sarei piuttosto seccato per la decisione del mio governo di affossare il programma energetico di un Paese intero per tutelare l’interesse privato di un singolo cittadino. Ma poiché sono un fan dei pannelli solari, non mi resta che riconoscere che le vie del Cavaliere sono infinite e intonare con gioia energeticamente rinnovabile: meno male che Silvio c’è.

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