Svuotamento di società indebitate con il fisco, trasferimento in Bulgaria, con conseguente cancellazione dal registro delle imprese per evitare l’accusa di bancarotta, hanno evaso imposte per oltre dieci milioni di euro, fornendo inoltre garanzie patrimoniali inesistenti per essere ammessi al concordato preventivo per evitare il fallimento di altre società costituite per acquisire l’attivo di quelle spostate all’estero. Anche per questo sono finiti in carcere l’ex patron del Torino calcio (1989-1993) nonchè ex deputato del Psi Gianmauro Borsano e gli imprenditori Renato Semeraro e Giuseppe Gallo, quali titolari del gruppo Mete spa che utilizzava il marchio del noto mobilificio Aiazzone, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Roma Giovanni De Donato su richiesta dei magistrati del pool criminalità economica della procura capitolina. Agli arresti domiciliari sono stati invece disposti per il commercialista Marco Adami, già ai domiciliari nell’ambito di un’altra vicenda, quale consulente alla famiglia Vichi, che opera nel settore del trattamento dei metalli. Misura interdittiva, invece, per l’avvocato Maurizio Canfora, sospeso temporaneamente dall’esercizio della professione. Bancarotta distrattiva e documentale, evasione fiscale e riciclaggio sono i reati contestati, a seconda delle posizioni, dal procuratore aggiunto Nello Rossi e dai pm Francesco Ciardi e Maria Francesca Loy nell’ambito di un’indagine avviata circa un anno fa e condotta dal nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, con la collaborazione del nucleo di polizia tributaria di Torino.

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, Borsano, Semeraro (che non ha nessuna relazione con altre due famiglie omonime, tra cui quella del patron del Lecce Calcio) e Gallo avrebbero svuotato sistematicamente le società appartenenti al Gruppo B&S (cui era legato anche Mete spa), indebitate con il fisco per decine di milioni di euro, attraverso fittizie cessioni di immobili e partecipazioni societarie, prelievi in contanti ed emissioni di fatture per operazioni inesistenti, facendo poi confluire la parte attiva delle aziende stesse (beni immobili, marchi, dipendenti e rami d’azienda) in nuove società appositamente costituite. In una fase successiva, gli stessi indagati avrebbero ceduto in modo fraudolento la rappresentanza delle società ormai in crisi e svuotate di ogni bene ad un cittadino bulgaro il quale, sotto la regia del commercialista finito ai domiciliari, ha provveduto al trasferimento delle società in Bulgaria e alla conseguente cancellazione dal registro delle imprese italiano per evitare la procedura di fallimento. Tra le contestazioni fatte agli arrestati c’e’ anche quella di aver chiesto a tre diversi tribunali competenti (Tivoli, Firenze e Torino), per conto di alcune società del Gruppo (Holding dell’Arredo, B&S e Mobil Discount), l’ammissione al concordato preventivo, allo scopo di evitare il fallimento, fornendo garanzie patrimoniali inesistenti e presentando carte false. Chi indaga ritiene che gli arrestati, per diversi anni, non abbiano le imposte per alcune decine di milioni di euro, abbiano occultato o distrutto i libri contabili delle aziende ormai decotte intascando il provento della vendita dei beni prima di trasferirle all’estero. L’inchiesta, che conta un altro gruppo di indagati, non e’ ancora conclusa. Oltre ad aver eseguito le misure cautelari, la Finanza ha proceduto al sequestro preventivo di appartamenti, veicoli, imbarcazioni, aerei e marchi di fabbrica per un valore di una cinquantina di milioni di euro

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