L’inno di Mameli e Bella ciaò, un tricolore largo 60 metri e innumerevoli altri più piccoli, gli slogan contro Silvio Berlusconi e la musica di De Gregori e Vecchioni: il corteo a difesa della Costituzione ha attraversato il centro di Roma con migliaia di persone che hanno risposto all’appello dell’Italia dei Valori, del Popolo Viola e dell’associazione Articolo 21. Un manifestazione che ha registrato però il fuoriprogramma del corteo degli studenti che deviando dal percorso concordato ha bloccato il traffico sul Lungotevere, creato momenti di tensione con petardi tirati e vernice rossa versata in terra: la Questura ne ha identificati 32 che saranno denunciati per manifestazione non autorizzata. Accanto alla Carta fondamentale, che a giudizio dei promotori della manifestazione è messa in pericolo dalle riforme prospettate dal governo, l’altra protagonista è stata la scuola pubblica, a sua volta minacciata dai tagli di personale. Su quest’ultimo tema si sono mobilitati alcune centinaia di studenti dell’Università La Sapienza, che con un proprio corteo hanno raggiunto piazza del Popolo e contestato l’iniziativa. Secondo gli universitari, infatti, alcuni degli oratori sul palco non avrebbero difeso a dovere la scuola pubblica. I giovani hanno poi bloccato il traffico sul Lungotevere e tirato petardi tra le auto nei pressi della sede della Croce Rossa. La manifestazione principale, partita da piazza Esedra, si è conclusa appunto a piazza del Popolo, dove è giunta sulle note di ‘Viva l’Italià di Francesco De Gregori. Il tricolore di 60 metri – secondo gli organizzatori il più grande mai realizzato – è stato sistemato sotto il palco. Sopra, intanto, venivano letti gli articoli della Costituzione e si alternavano gli interventi, nessuno da parte di politici o leader di partito. Tra la gente, invece, c’era il segretario del Pd Pierluigi Bersani. «Questa non è una piazza contro: è per l’alternativa – ha detto -. Non c’è un animo contro, ma uno spirito per un’Italia diversa». E poi il capogruppo dei Democratici alla Camera, Dario Franceschini, secondo il quale “gli anticorpi della democrazia italiana sono molto più forti dei virus di Berlusconi”. “La gente va in piazza perchè in Italia l’illegalità è dilagante”, ha affermato la cantante Fiorella Mannoia. L’attore Giulio Scarpati ha annunciato a fine mese “uno sciopero generale della cultura”. Dal palco, dove Vecchioni ha cantato “Chiamami ancora amore”, è stato letto un messaggio del presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), Luca Palamara, che ha aderito all’iniziativa e ribadito l’impegno nella «difesa dell’autonomia dei giudici». A parlare invece è stato il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia. La presenza di migliaia di persone “dimostra che avete capito che la cosiddetta riforma della giustizia in realtà è una controriforma”, ha detto. Alla manifestazione anche un gruppo di bambini, alunni di una scuola romana, portati con le orecchie da asino di cartone a protestare contro i provvedimenti del ministro Mariastella Gelmini.

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